I disturbi della mente si curano con il corpo. Le malattie del corpo si curano con la mente.

DISTURBI D’ANSIA

ANSIA – ATTACCHI DI PANICO – ANGOSCIA – IPOCONDRIA – FOBIE

Ansia e paura sono emozioni e stati d’animo che sono connaturati nell’esistenza umana, in quanto, sono necessari alla sopravvivenza. Ma cosa succede quando queste emozioni prevalgano su tutto? La parola “ansia” deriva dal termine latino “anxius” che significa affannoso, inquieto e la radice di questo termine è quella del verbo latino “angere” che vuol dire stringere, soffocare. L’ansia, infatti, nella sua espressione sintomatologica si caratterizza da una condizione di tensione generalizzata che si manifesta con timore, apprensione, attesa inquieta e, spesso con una serie di sintomi fisiologici come tremori, sudorazione, palpitazioni, senso di affaticamento, difficoltà a respirare normalmente, paralisi. La frequenza con cui questa emozione si manifesta nelle persone, e la sua diffusa presenza in una serie di disturbi emotivi, la rende una condizione affettiva di estrema difficoltà con cui viverci. I disturbi d’ansia sono i più diffusi, nella popolazione, tra i disturbi psicologici. Sono condizioni che possono essere affrontate, non dovrebbero essere rimandate, poiché, è preferibile sempre intervenire quando i sintomi non sono totalmente pervasivi ma ancora vi è la possibilità di metterci delle parole.

DISTURBI DELL’UMORE

DEPRESSIONE – MELANCONIA – DIPENDENZA AFFETTIVA – LUTTO – STANCHEZZA CRONICA

La caratteristica principale di questa tipologia di disturbi è quella di affliggere “L’umore”. Ma questo umore, quanto lo possiamo definire e incasellare? Esso viene ricondotto ad una materia fluida, che appunto è mutevole nel tempo e nello spazio. La psichiatria classica ha sempre considerato come il nostro umore possa oscillare e/o fissarsi in uno dei due poli contrapposti. In particolare, gli stati depressivi e melanconici sono caratterizzati da una perdita primordiale, come se qualcosa dentro di noi fosse perso per sempre. Oggi secondo un certo tipo di clinica, lo potremmo definire come: oggetto perduto, la quale assenza rende impossibile la vita del soggetto che lo abita. Questa senso di perdita, che molte volte non è scaturito necessariamente ad un evento traumatico come un lutto, un trauma violento, un abbandono, la fine di una relazione amorosa(sembra priva di una relazione causante); ma diviene sempre più presente e caratterizzante nell’umore e nella vita quotidiana da chi ne è affetto. Il senso di smarrimento, quello svuotamento creato da una perdita fondamentale, investe il soggetto e lo trascina in qui sintomi che viviamo in questa tipologia di affettività. L’impossibilità di trovare di nuovo la spinta nel voler fare le cose, alzarsi la mattina, l’isolamento sociale, la mancanza dell’esperire il piacere di ciò che prima ci soddisfava. Ecco, questo genere di sofferenza che si incide anche nel corpo privandolo della forza muscolare, in sostanza si diviene un tutt’uno con questa “deflessione del tono dell’umore” si diventa carne dell’affetto. Come la nostra mente si sente vuota, un soggetto vuoto, senza alcun carburante che possa possa far ripartire il desiderio vitale; allo stesso tempo, il corpo si ferma come in uno stato catatonico, un sogno senza sogno ad occhi aperti, la stasi dell’essere.

“Un’uomo può compiere imprese stupefacenti e assimilare una grande quantità di conoscenze, eppure non avere alcuna comprensione di sé. Ma la sofferenza spinge un uomo a guardarsi dentro. Se vi riesce, ecco che là, dentro di lui, comincia il suo apprendimento.”

S.Kierkegaard

DISTURBI DELLA NUTRIZIONE E DELL’ALIMENTAZIONE

ANORESSIA NERVOSA – BULIMIA NERVOSA – ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA – DISTURBI DELLA PERCEZIONE E DELL’IMMAGINE CORPOREA

Questa classe di disturbi che sembrano così diversi l’uno dall’altro, in realtà giacciono sotto un significante fondamentale: il cibo. Perchè allora una delle cose così più semplici e connaturate all’esistenza possa diventare una patologia che spesso diventa cronica e totalizzante. Oggi vengono chiamati e raccolti sotto la classificazione Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Questi disturbi, non sono certamente nuovi all’essere umano vi sono tracce dei loro sintomi fin dai tempi più remoti dell’uomo. Ma come mai questo oggetto cibo nell’anoressia nervosa si tramuti un in un rifiuto, in una impossibilità al nutrirsi, al rifiuto del peso corporeo il quale deve essere sempre meno, ridotto a nulla. Le caratteristiche principali dell’anoressia nervosa contemporanea coinvolge tutti i generi, con esordi anche pre adolescenziali. La sua sintomatologia si mostra solitamente come: una volontà di rifiuto dell’oggetto di nutrimento, la fobia del peso corporeo, un’estrema preoccupazione per l’aspetto corporeo e il seguente disallineamento tra l’immagine corporea e la sua realtà. Questi condensati sintomatologici che si rivolgono e mostrati attraverso il corpo, però, ci indicano come la strutturazione dei sintomi sia originaria e presente nel pensiero, attraverso: le ossessioni, le fobie, le crisi emotive, autolesionismo, l’ideazione suicidaria.

Infine, abbiamo uno dei disturbo che meno viene considerato tale, come se non fosse realmente una problematica. Alle volte un’obesità cronica nasconde un disturbo d’alimentazione incontrollata o binge eating disorders. Questo tipo di disturbo anche se sembra così distante dai due tipi precedenti, in realtà, mantiene anch’esso un rapporto di estrema sofferenza con l’oggetto di nutrimento. Sicuramente è uno dei disturbi che non viene quasi mai diagnosticato a meno che non si presentino dei quadri clinico-internistici gravi. Così, in questo disturbo si manifesta quel sintomo senza compenso, il cibo non viene rifiutato o eliminato, viene divorato in enormi quantità non c’è fine alla possibilità di fermarsi davanti ad un godimento ed a una fame così insaziabile. E’ appunto una fame senza limite dove si arriva a mangiare quello che normalmente mangerebbero più persone in un pasto. La sensazione di dover colmare un buco, una sofferenza spesso si rivela forza propulsiva di questi disturbi: quando il soggetto si avvicina ad avvertire quell’emotività automaticamente scivola nell’inghiottire tutto quel che può nel tentativo di colmare quell’estremo vuoto al suo interno. Questo oggetto cibo, nei soggetti affetti da queste classi di disturbi, ci rivela che la sua assenza o la sua iper presenza diviene un oggetto vuoto, privo di significato, tramutatosi non più nell’oggetto d’amore primario, ma, nell’oggetto di distruzione primario che distrugge il soggetto e lo rende prigioniero senza colpe di un di un reato che non ha mai compiuto.

Nella stessa area troviamo la Bulimia Nervosa, anche se, la sua espressione sintomatologica è relativamente differente poiché non viene rifiutato il cibo, anzi, ne viene assunto in quantità extra-ordinarie soprattutto avviene anche una perdita di controllo, uno stato euforico durante l’abbuffata. Quell’oggetto nutrimento può essere accolto ma non trattenuto, non può essere metabolizzato e divenire nutrimento, anche qui si manifestano ossessioni e fobie come nell’anoressia: paura del peso corporeo, paura dell’incremento del peso e la dismorfofobia corporea. Il rifiuto secondario del cibo viene agito ed espulso attraverso l’uso di metodi compensativi come il vomito, l’iperattività motoria, l’uso di lassativi e/o diuretici. La bulimia ci mostra ancora meglio il paradosso e l’importanza dell’oggetto cibo: questo oggetto è così potente, ricco di significati che può essere solamente assaporato in enormi quantità per poterne goderne il più possibile senza limiti, ma, ad un certo punto il senso di colpa e l’impossibilità emotiva e affettiva di gestire quell’oggetto così prezioso e carico di emozioni va eliminato. Il cortocircuito emotivo della possibilità/impossibilità nel poter nutrirsi è un loop infinito, ricco di sensazioni mortifere, autolesionismo, angoscia e sentimenti distruttivi dal quale sembra introvabile la via d’uscita. Molte volte la bulimia non viene riconosciuta poiché solitamente, questi disturbi e la loro manifestazione dei sintomi viene condotta in estrema solitudine e in segreto, in modo da non essere visti da nessuno come: famigliari, parenti, genitori. Ulteriormente al contrario dell’anoressia, questa patologia non mostra i segni sul corpo, mantenendo solitamente un normopeso, ma li custodisce al proprio interno ponendo il corpo a degli squilibri fisiologici estremi e pericolosi.

DISTURBI DEGLI AFFETTI E DELLE EMOZIONI

AGGRESSIVITA’ e RABBIA – AUTOLESIONISMO – INSICUREZZA CRONICA – ISOLAMENTO SOCIALE

La rabbia è una dimensione che ha a che fare con l’aggressività, è una tensione contro qualche cosa, movimento significativamente differente dall’amore che è un movimento verso qualcosa. Sappiamo come la rabbia sia una delle emozioni essenziali di ogni essere vivente perchè sostiene la quotidiana battaglia per la sopravvivenza del nostro organismo. Il famoso sistema fight or flight (Attacco o Fuga) è una rappresentazione incarnata nel nostro sistema nervoso di questa emozione. Da un punto di vista psicoanalitico, sappiamo invece come questa energia sia rappresentata dalle pulsioni: di vita e di morte (Eros e Thanatos). La pulsione di vita ci porta ad essere nella realtà, a penetrare nella realtà, a creare immaginazione, a creare riproduzione, a creare vita. La pulsione di morte mira esattamente al contrario, alla distruzione psichica dell’uomo, ai momenti depressivi, al suicidio e, all’esterno, alla distruzione dell’altro. Sono due pulsioni coesistenti. L’uomo può rivolgere aggressività verso se stesso o verso il mondo: verso il mondo potrà essere positiva o negativa, mentre verso di sé potrà farlo solo in maniera negativa. Da qui ci possiamo muovere nel cogliere quel che i disturbi contemporanei come l’autolesionismo in fase adolescenziale, l’etero aggressività (bullismo e agiti violenti) e il consumo eccessivo di sostanze psicotrope o alcolici, siano una deriva comportamentale esercitata da queste due forze coesistenti e contrasti come le pulsioni. Queste energie non sono da bloccare con forme repressive del loro esercizio, ma quando prendono il sopravvento e divengono il vento direzionale del soggetto, allora, dobbiamo lasciare spazio alla parola di colui o colei che non riesce a governare o mettere in parole quelle emozioni così dirompenti.

La possibilità di trovare un luogo sicuro e personale dove la messa in parola, della rabbia e dell’indecifrabilità della pulsione, genera e converte queste energie in qualcosa di nuovo e sopratutto fornisce la possibilità al soggetto di riconoscerle come qualcosa di proprio e quindi impara a farsene e dirne qualcosa. Rabbia e aggressività si riducono perchè hanno trovato parole e un posto all’interno del soggetto che le porta. Queste emozioni si possono delineare e prendere forme del tutto singolari, per questo è fondamentale avere al possibilità di essere accolti quando queste energie si mostrano al di fuori del nostro controllo.

DISTURBI PSICOSOMATICI

DISTURBI INTESTINALI E COLON IRRITABILE – DISFUNZIONI ERETTILI E GENITALI – EMICRANIA PSICOGENA

All’interno di questa categoria ormai ampiamente conosciuta e abbastanza presente nei discorsi contemporanei, troviamo quei disturbi che possono divenire condizioni patologiche e anche croniche a tutti gli effetti se non trattati. In realtà, il manifestarsi durante o anche dopo momenti di profondo e duraturo stress psicologico e/o traumi psicologici, generati dall’ambito lavorativo, relazionale o economico, dei disturbi ai quali non si trovano risposte di ordine medico organicistico è molto più facile di quanto si pensi. Quante volte, se ci pensiamo abbiamo sentito parlare di attacchi di gastrite? Di reflusso gastro-esofageo? Cervicalgie? Di emicrania (Anche farmaco resistente)? Di accelerata motilità intestinale? Dolori muscolari? Disturbi che nella maggior parte delle volte non avevano cause esogene.

Se pensassimo più approfonditamente a quei momenti, magari ci viene in mente anche da quali sentimenti eravamo attraversati o quali situazioni stavamo affrontando. Questo perchè l’influenza della psiche sul corpo è costante e quotidiana, il nostro organismo è in costante plasmazione. Molte volte, per difenderci dalla possibilità di alcune idee, tendiamo a seguire il dualismo cartesiano: la scissione tra mente e corpo, in realtà, siamo un corpus unicum e inscindibile. Il nostro organismo è perfettamente sincronizzato con la trama del discorso psichico, i sintomi corporei di somatizzazione ne sono una evidente prove di questa realtà.

Le avvisaglie sintomatiche del corpo, attraverso quelle che poi noi riconduciamo e classifichiamo come patologie, devono essere necessariamente affrontate sia dal fronte medico che da quello psicologico. In questi casi, vediamo e percepiamo come l’esercizio della risposta stressoria prolungata di un malessere psichico (pro-attivazione di uno stato infiammatorio ipercortisolemia) abbandoni gli ormeggi alti della sofferenza psichica e invada il corpo. Anche le modalità con cui questi sintomi si manifestano, la loro intensità, la loro particolarità sono tematiche che devono essere tenute in conto nel lavoro psicologico, per poter interrogare e provare ad affrontare quel che ha cambiato forma e si nasconde dietro questi sintomi.

“Colpiti alla radice, fatti assolutamente per non durare, deperibili fin nell’essenza, non di consolazione abbiamo bisogno ma di guarigione.”

E. Cioran

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